Stabat Mater

Ieri sono uscito con un ragazzo bellissimo; un po’ hipster/zoo di berlino, anello al naso e occhi da cerbiatto, dolce ma selvatico: un po’ come piace me insomma.
Un cocarum, due passi sul naviglio e un limone di saluto alla metro di Porta Genova.
Ovviamente… Non si farà vedere mai piú.
[Al ritorno, come ciliegina sulla torta in metro trovo il ragazzo del manifesto (vedi post precedente) con il suo ragazzo. Yuppi].
È un copione che ormai so a memoria, mi sento come Olivia Newton John che a 60mila anni canta ancora le canzoni di Grease.
Dopo l’ennesima replica ancora mi sfugge il senso della sceneggiatura, ma in fondo l’autore non sono io (Nora Ephron sempre nei nostri cuori, vecchia stronza).

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Guess mine is not the first

Al mio solito sono arrivato decisamente in anticipo nonostante credessi di essere in estremo ritardo. Ho preso posto e sono in attesa che il concerto inizi. Da qui, abbastanza in alto, posso vedere quasi tutta la Royal Albert Hall: la platea, le gallerie, e i palchetti. Mi sento un po’ come Julia Roberts in Pretty Woman o Cher in Stregata dalla Luna, ma con me nessun affascinante accompagnatore. Anzi, in questo caso nessun accompagnatore proprio. Mentre sono seduto qui vedo le persone che pian piano iniziano a prendere posto. Inizio a fantasticare su chi si sarebbe seduto accanto a me.

Giorni fa, in Italia, mentre scendo di corsa in metropolitana all’improvviso, di fronte a me, vedo un manifesto. Mi fermo e lo guardo, con faccia di gesso. Un volto noto, parrebbe. Lo riguardo. Mi pare surreale. Ma invece no, è proprio lui: quello che da sempre mi fa venire gli occhi heart shaped. Mica è un modello, che ci fa sopra un manifesto mi dico io! Sotto casa, e probabilmente sparso per tutta la città. Una persecuzione. Quelle cose che nella mia testa succedono solo nei film di Nora Ephron. E invece no. Ma come ci sei finito lì sopra? gli chiedo poi io. Ma io non lo sapevo, accompagnavo un’amica e poi hanno fatto le foto a me, dice lui. A questo manco Nora ci sarebbe arrivata. Forse Losito.

Così, per questi accadimenti un po’ da commedia di seconda mano che non decolla mai, mi chiedo chi sarà il mio vicino durante il concerto di Olivia Newton John alla Royal Albert Hall. Copione vorrebbe che il sosia di Ben Whiswhan (o lui stesso, se il budget della commedia in questione non fosse troppo da barboni) si sedesse qui accanto a me e attaccasse bottone, col suo sorriso da far tremare le ginocchia. E invece mi prende l’angoscia, perché lo so, non arriverà né Richard Gire né Nicolas Cage. E difatti arriva solo un giovane ciccione che con la sua stazza riesce ad occupare anche metà della mia poltroncina.

Why does it hurt so bad

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Quando andai a dormire il 10 febbraio dell’anno scorso non potevo sapere che al mio risveglio avrei trovato un sms di Stefano che mi avvertiva della morte di Whitney Houston. Era per molti una nera con tanta voce che cantava canzoni abbastanza banali, per lo più. E’ passato un anno e ancora mi manca, come potrebbe mancarmi una persona che conoscevo. Come potrebbe mancarmi un’amica. Credo mi mancherà per sempre a causa di quel senso di vuoto che resta quando non ce la fa qualcuno che sembrava nato apposta per vincere e invece, ti rendi conto, era solo l’ennesima vittima. Di sé stesso o di qualsiasi altro colpevole poco importa: il finale resta comunque quello sbagliato.

Vanity 6 – Nasty Girl (original 1982)

L’anno nuovo è cominciato bene. L’ho rotto a uno. A un ragazzo dico. Il pisello. Non proprio rotto. Più tipo strappato. Dopo un po’ che stavamo paciugando noto una macchia di sangue sul suo collo. Oddio ti ho morso!, gli dico io. Poi mi guardo le mani e no, non l’avevo morso: erano completamente insanguinate. Come ha detto un amico, in un secondo s’è passati da una sexy situation a uno snuff movie asiatico. In pratica in un attimo di cockole il frenulo ha detto ciao, vi saluto con le feste. Peccato che lui manco se n’è accorto. Se non fosse stato per le mie mani insanguinate tipo Carrie lo sguardo di Satana. Poi, appunto, il dramma dei fiotti di sangue, lui bianco come un cencio steso, il vomito. Però è uno dei pochi che poi s’è fatto risentire, e non per mandarmi a cagare. Quando si dice lasciare il segno.

Il classificone musicale 2012

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Come già l’anno scorso ecco sul finire dell’anno la classifica dei Pero album del 2012 (con qualche scampolo arrivato direttamente da fine 2011).

01 – Darren Hayes – Secret Codes and Battleships: La giardiniera selvaggia colpisce ancora. Un giorno, come Showgirls, verrà rivalutato per il capolavoro pop quale è.

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02 –  jessie ware – Devotion: La rivelazione dell’anno. Se Lisa Stensfield non si fosse persa millenni fa, forse, oggi sarebbe brava così.

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03 – Diana Krall –Glad rag doll: Diana esce le cosce e un album perfetto per languide notte ungheresi. Una calda garanzia.

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04 –Bettye LavetteThankful n’ thoughtful: Ruvida e pastosa, la grande vecchia colpisce ancora il mio cuore.

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05 – Leona Lewis – Glassheart: Leona bipolar: a tratti sorprendente/a tratti rassicurante

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06 – Santigold – Master of my make believe: Electronigga fluo.

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07 – Marina and the Diamonds – Electra Heart: La lavandaia elettronica per eccellenza.

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08 – DragonetteBody Parts: Sbarazzini e arguti. Una boccata d’aria fresca.

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09 – Nelly Furdato – The spirit indestructible: Purtroppo l’album sfigato dell’anno, ma il suo migliore dai tempi del folgorante esordio.

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10 – Ke$ha – Warrior: Super Kafonal, nato male e morto peggio. Non piace alla Mannoia, quindi una garanzia di allegrezza. Istant trashit.

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A seguire invece la classifica delle dieci canzoni 2012.

01 – Loosing you (Solange): Solange non sbaglia un colpo e va dritta alla meta, singolo dell’anno. Triste e luminoso. Un po’ come noi.

02 – Looking Hot (No Doubt): sexy da bagnarsi nelle mutande.

03 – Dark Side (Kelly Clarkson): il singolo introspettivo per i membri introspettivi del club dei cuori infranti. Un po’ come Beautiful di Christina Aguilera, ma bella.

04 – Involved (The Gossip): dall’ultimo album (Gossip goes Sugababes) il pezzo del mio cuore. Beth Ditto va come uno schiacciasassi e la mia sparacuori si inceppa.

05 – Climax (Usher): la descrizione del pathos. Perfetto e commovente.

06 – Something New (Girls Aloud): 1, 2, 3… Caciara! Il ritorno con i fiocchi.

07 – Triumphant (Mariah Carey): l’incompresa dell’anno, ma alla fine io le credo sempre e il mio più sul registro non si fa attendere.

08 – My world (Iggy Azalea): burinal dall’Australia. Coatta come manco a Bonola, anche Iggy vuole vedere le lingue francesi.

09 – La notte (Arisa): che dire…  E vai con in piangeroni.

10 – Million Dollar Man (Lana Del Rey): sensuale e disturbante, afosa e rinfrescante.