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Paola & Chiara danno l’addio alle sceme. Ce ne faremo una ragione. Nessuno comprava più i loro dischi già dai tempi di Blu, primo grande flop dal quale non si sono più veramente riprese. Mille tentativi: tutti confusi. Da notare però come in questi ultimi anni si sia sviluppato, grazie ai social network, un bizzarro fenomeno di leccaculismo per il quale complimenti e incensi scrosciano a pioggia in cambio di un cuoricino o un occhiolino: il #disagio e la #povertà. Vittime di questo fenomeno non solo loro, certo. I più assennati tra i dispiaciuti si sono rattristati del fatto che, in effetti, le sorelle Iezzi in Italia sono state le uniche a portare avanti il tentativo di un’alternativa musicale nostrana di respiro più internazionale e  più volta al divismo che alla lagna. Questo è vero, peccato che l’abbiano fatto sempre abbastanza male: scopiazzando  e plagiando qui e là (da Christina Aguilera a Milva) non riuscendo mai a emancipare completamente la vocazione internazionale dalla frustrazione paesana. Paola & Chiara hanno sempre peccato di un grave difetto: la furbizia, che per durare non basta, servirebbe intelligenza. Tra le due Paola è sempre quella che ho avuto più in simpatia: un po’ più distratta, quasi lì per caso, in bilico tra l’essere tra le nuvole e il fottesega. Magari sarà proprio lei a sfornare l’album che mi stupirà, io ci spero.

[Conclusione a piacere]

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