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Berlusconi 7 anni. E’ arrivata la condanna. Poi si vedrà, qui in Italia non è mai detta l’ultima parola. Una condanna politica e non reale, forse. Immeritata. Forse, in questo caso, ma già troppe ne aveva scampate. E’ un po’ la bancarotta di Al Capone. O la Lecciso di Albano. Uno cavillo per mettere fine a un fine carriera. Ma forse altri danni avrebbe potuto fare, meglio stroncarlo per sicurezza (di chi?). Bettino e Andreotti l’hanno fatta franca dopo tutto, se Berlusconi anche ormai con un piede nella fossa (politica, lavorativa e non solo) dovesse essere messo al gabbio già sarebbe un cambiamento epocale in questa Italia di impuniti. Nel frattempo negli Stati Uniti d’America la Corta Suprema dichiara il DOMA anticostituzionale sancendo la possibilità di matrimonio per individui dello stesso sesso, buttando nel cesso la Proposition 8 che era passata qualche anni fa in California.

Grandi vittorie, piccoli contentini. Mi fa specie pensare che Kate Bush nel 1978 cantasse di amori omosessuali segreti a Baghdad. Dal 1978 sono cambiate tante cose. Tantissime. Ci abbiamo gli iPhone e gli iPad. Ma ancora oggi una povera crista in Texas deve stare in piedi 13 ore per impedire l’avvallo di una legge medioevale, il DOMA viene dichiarato incostituzionale grazie ad un voto, UNO, l’Italia è sempre più un Paese ridicolo che nasconde dietro il velo di una crisi l’abisso di ignoranza sul quale si regge.

C’è sempre quella strana sensazione per la quale sembra di essere costantemente fuori tempo massimo con il rendersi conto di cosa sia civile o meno.  Come se l’ovvio dovesse essere una conquista. Un frustrante ossimoro.

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