Ogni tanto quando vedo le tue foto penso tu sia davvero bellissima, come un fiore di seta che sfida la natura con petali di stoffa e gambi di filo di ferro. Lacrime di resina, dure e dolorose, da espellere assieme al dolore, alla frustrazione. Con gli occhi di un cerbiatto in fuga, in cerca di rifugio: scuri come il mosto e profondi, un abisso; e con quell’espressione severa, di chi non può mai abbassare la guardia di chi non arretra mai. Una guerriera, un’avventuriera selvaggia, un generale fiero ma esausto. Nella consapevolezza di essere chi si vuole essere trovo si celi un’incredibile bellezza: prendere il caso e stracciarlo, farlo a pezzi, sputarci sopra. Prendere un arazzo e disfarlo filo per filo, scegliere accuratamente quali tenere e quali gettare, avere bene chiaro nella propria mente con la massima lucidità il nuovo disegno, per poi tesserli nuovamente assieme in una palio nuovo di zecca. Penso alla mia pigrizia e sento un profondo senso di stima per questa bellezza che ti sei imposta, che hai cercato e progettato con fatica e dedizione.

Credo potresti considerarla una sconfitta, se tu solo lo sapessi, ma ogni tanto quando vedo le tue foto penso ancora al ragazzo che eri.

 

 

“Volevo che tu imparassi una cosa da lei: volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo col fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare fino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta si vince“.

(H. Lee – Il Buio Oltre la Siepe)

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