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Milano. Cinema Arlecchino: E la chiamano estate presentato da Isabella Ferrari. Sala vuota.
Lei al telefono dietro una tenda: “ma si vieni, tanto posto ce n’è. Ma cosa la faccio a fare? –si chiede la bella Ferrari sconsolata dalla sala deserta– A questo punto faccio a meno“.
Ma no, è che c’è la manifestazione a San Babila e la gente è bloccata, le dicono.

Ciao Amici, c’è una manifestazione a San Babila che blocca la gente ma il film deve proseguire… ” dice lei. E se ne va. Poverina. Buio in sala.

E il film è uno di quei film brutti, ma brutti brutti brutti che nemmeno fanno il giro da essere così brutti da essere belli (tipo Shark 3D, per dire), no, è solo brutto. Con un soggetto di per sé interessante, sebbene non particolarmente originale (ShameIl bell’Antonio… prima di questo), ma con una regia talmente priva di gusto da farlo finire direttamente nell’Empireo dei film più indegni di sempre.

A seguire breve dispensario di titoli brutti da far venire l’imbarazzo a chi guarda.

 

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