È da qui che ricomincio?, pensò sul balcone di quel bell’appartamento sconosciuto; le braccia tese sul parapetto in pietra e lo sguardo perso sulla strada immersa nella notte. Facciamo due passi, ti faccio vedere il giardino, vuoi salire? Nulla di nuovo. L’altro lo aspettava in camera mentre lui ascoltava l’aria tiepida che soffiava leggera nell’oscurità. Non gli piaceva nemmeno molto, ma aveva voglia di stare con qualcuno, per un poco: per mettere un punto, un nuovo inizio. Avrebbe dovuto da prima, ché tra la fine e l’inizio c’era stato forse troppo tempo di vuoto, nel cervello. Troppo, troppo poco: chi può avere la facoltà di valutare cose come queste? Era stato come una sorta di periodo di lutto, ma con le cinque (sei?) fasi sovrapposte tutte assieme in maniera confusa, affastellate l’una sull’altra. E non è quel tipo di vuoto che si riempie con un corpo, certo, ma lo considerava un simbolo: un impegno con sè stesso, uno sciogliere il laccio di cui ormai era l’unico a brandire un capo.

20120710-134500.jpg

Annunci