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Ora che l’ho ascoltato -sì, con calma e buongiorno- posso dire che, l’album di Lana Del Rey sembra un disco di Fiona Apple che fa cover di Miss Dynamite, Rihanna e degli Hooverphonic (e altro ancora). Diet Mountain Dew, ad esempio, suona come un crash tra gli Smoke City e Jill Scott, ma con fare più annoiato, il che mi pare un po’ la sua cifra stilistica: la noia intendo, quella che ci mette, non quella che procura (o meno). Sul tutto una spruzzata di impressioni di Twin Peaks e stiamo a posto. Il che non vuol necessariamente dire che sia un brutto album. Certo che in tutto ciò, Born to die è proprio un titolo ferale da dare a un album e il rischio per Lana Del Rey di diventare la nuova Diana Est è direttamente proporzionale al livello di hype che l’ha partorita, nonché -al momento- l’unica prospettica auspicabile una volta terminato il successo di questo primo (secondo) disco.

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