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And if somebody loves you
Won’t they always love you?

Uno o due Sanremo fa a Patty Pravo, che era in gara, chiesero qualcosa in merito al suo piazzamento non proprio lusinghiero nella classifica finale. Lei, che non hai mai fatto mistero di essere poco competitiva e interessata alla gara, ha risposto che non era importante la classifica in sé, ma che il suo desiderio era semplicemente che le proprie canzoni fossero passate in radio in modo da poter arrivare nelle case delle persone durante la loro giornata, mentre stirano, mentre fanno le loro cose: in modo da diventare parte della loro quotidianità. Quello che fa grande un artista è anche la nostra quotidianità. Giusto ieri sera mi sono addormentato con una canzone di Whitney Houston in testa e oggi mi sono svegliato con un sms che ne annunciava la sua morte improvvisa. Così, random: non sense. Allora mi sono alzato, ho fatto colazione e ho preso uno dei miei 33 giri, gli ho tolto un po’ di polvere e l’ho messo sul piatto attendendo che la puntina iniziasse a strusciarsi sopra. E’ il suo secondo album, quello intitolato semplicemente col suo nome di battesimo, Whitney: con i milioni di copie vendute, tanti singoli al numero uno e tutte quelle cose così che dice sempre chi non riesce mai a spiegare perché è fan di qualcuno piuttosto che di quell’altro. La melodia catchy di I wanna dance with somebody (who loves me) ha iniziato a diffondersi per la stanza. E poco dopo la bellissima Just the lonely talking again: morbida e calda come un abbraccio stretto e rassicurante in inverno dopo un brutto sogno. Che ci si possa ancora svegliare e scoprire che era solo un sogno a matrioska?

L’antropologo Radcliffe Brown influenzò un’intera generazione di antropologi che studiò i sistemi di pensiero legati alla magia e alla stregoneria fra gli Azande, un popolo dell’Africa centrale: nei suoi studi la magia (distinta dalla stregoneria) è definita come una forma buona di azione rituale destinata a tamponare e mitigare le negatività che incombono sulla vita umana. Ed è quello che succede ogni volta con la voce di Whitney Houston: ogni volta che mi ha scaldato per un amore andato storto, per un’ora vuota o per una tristezza passeggera. Ogni volta che mi ha tenuto compagnia in una passeggiata notturna, a tarda notte rientrando a casa, sotto i lampioni di una gelida milano con qualche canzonetta allegra che mi faceva ballare per strada e che poi mi restava in testa fino al giorno dopo. Gli artisti fanno questo con le loro splendide menzogne: ci salvano la vita; giorno dopo giorno, mentre facciamo colazione, mentre passeggiamo, mentre stiriamo e mentre facciamo la lavatrice. La loro salvezza invece sta solo nella nostra memoria.

“She had everything, beauty, a magnificent voice. How sad her gifts could not bring her the same happiness they brought us”. (Barbra Streisand)

(Newark, 9 agosto 1963 – Beverly Hills, 11 febbraio 2012)

Where do broken hearts go?
Can they find their way home
Back to the open arms 
Of a love that’s waiting there?
And if somebody loves you
Won’t they always love you?

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