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Voi parteggiavate per la perfida Nellie Oleson, l’arcigna figlia del proprietario dell’emporio, o per l’eroina, che incarnava i valori positivi dei nascenti Stati Uniti d’America, Laura Ingalls? La Casa nella Prateria: 9 stagioni prodotte dalla NBC per 203 episodi da 52 minuti l’uno andati in onda in America tra il 1974 e 1983 e successivamente giunte in Italia con buon successo. Il serial racconta le vicenda della famiglia Ingalls, pionieri americani nel paesino di Walnut Grove sperduti nel Minnesota.  Infinite erano le sequenze dei piccoli protagonisti che si recavano a scuola, rigorosamente a piedi, attraversando i più disparati scenari: loro che camminano saltellando attraverso i campi di grano, attraverso i boschi, attraverso i campi di sorgo, il torrente, la prateria, ect. etc. Era quella un’America ancora tutta da inventare con un paesaggio morale e geografico talmente sterminato e selvatico da far venire le vertigini, al contrario di quello contemporaneo portatore di claustrofobia (dalla prateria alla giungla -artificiale-). Un’America tutta da inventare insomma, come quella de La Signora del West; magari un po’ meno progressista, ma altrettanto retorica e filo moraleggiante. Quello che forse non tutti sanno è che Laura Ingalls è esistita realmente: è stata difatti una scrittrice americana che ha dato vita a una serie di libri per ragazzi da cui poi è stato tratto il serial tv. Questi libri per ragazzi sono in parte autobiografici e raccontano quindi la storia di lei e della sua famiglia fornendo un importante apporto al grande mosaico del mito fondativo statunitense. L’intendo ella Ingalls fu proprio quello di scrivere per preservare e tramandare ai ragazzi la storia di un America che non c’era ormai più: lei scrisse tra gli anni ’30 e ’40 del Novecento, avendola vissuta in prima persona, l’epopea dei pionieri degli anni ’70 e ’80 dell’Ottocento. In un’America post 1929 e all’alba della Seconda Guerra Mondiale Laura Ingalls è stata quindi la voce che ha riportato a galla l’esodo fisico e morale della nascita di una nazione e Google ieri, nella data del suo compleanno, manco uno straccio di doodle le ha dedicato . Ok, capisco che la concorrenza di Dickens fosse abbastanza agguerrita, ma in cuor mio confido che se ne ricordino almeno nell’anniversario della morte: dopodomani.

P.s: A proposito di Dickens, invece, consiglio il bel miniserial, da poco andato in onda per la tv inglese, “The mystery of Edwin Drood“, che fu l’ultimo scritto di Dickens, pubblicato postumo e incompiuto nel 1870 (quando la Ingalls aveva tre anni) dopo la sua dipartita. E’ quella di questo  libro una vicenza molto interessante poiché essendo rimasto incompleto il mistero al centro del racconto rimane insoluto e apre un ventaglio di interessanti possibilità circa l’epilogo. Raccogliendo gli indizi sparsi durante il testo sembra abbastanza individuare il colpevole o la soluzione, ma questa miniserie ne da una lettura allucinatoria e distorta quanto basta da renderla meritevole. Protagonista poi il ritrovato e in gran forma Matthew Rhys, il fu Kevin in Brothers & Sisters.

Laura Elizabeth Ingalls Wilder (Pepin, 7 febbraio 1867 – Mansfield, 10 febbraio 1957)

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