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C’erano una volta i rotocalchi. Il rotocalco inteso come rivista a larga diffusione commerciale nasce negli anni Trenta in seguito al perfezionamento della stampa rotocalcografica: l’editoria si appropria quindi di questa tecnologia per la pubblicazione di romanzi, fotoromanzi e riviste di cinema. Fino agli anni Sessanta le riviste di cinema, è bene ricordarlo, non si occupavano di critica cinematografica come possiamo intenderla noi oggi, ma l’attenzione era puntata principalmente sull’aspetto divistico. Gli attori del cinema diventavano dei divi grazie al lavoro dei rotocalchi che facevano da cerniera tra lo schermo e il pubblico. In queste riviste (Photoplay, Cine Cinema, Cinema Illustrazione, Cinema Illustrato, Astrolandia) gli articoli che raccontavano, romanzandola, la vita di tutti i giorni degli attori avevano il compito di accrescere il coinvolgimento emotivo dei lettori e di creare un afflato verso le figure astratte proiettate sul grande schemo. Elemento fondamentale per fare questo era l’accessorio; la costruzione dei divi difatti avveniva attraverso l’utilizzo degli accessori: cappelli, rossetti, trucchi, vestiti. C’erano così articoli sui trucchi delle attrici (da lì poi la pratica del testimonial), sulle loro casa, sulle loro auto etc etc. L’oggetto era la bacchetta magica che rendeva i protagonisti del Cinema più umani, più tangibili e raggiungibili.

Oggi invece c’è twitter, che ha definitivamente squarciato il velo di Iside. I rotocalchi creavano i divi (nella loro definizione originaria già morti da tempo in verità a causa a causa della loro evoluzione in star.s e poi ancora in vip) e twitter li disfa. Il vero reality a questo punto non è il Grande Fratello, che prende sconosciuti per farli diventare famosi (anche se per poco) o L’isola dei Famosi che prende (ex)vip per farli vivere in una meta-allegoria della “vita vera”, ma è Twitter. Sul social network minimal il processo si inverte. Il vip del cinema, della tv o della musica diventa il vip della porta accanto e ci aggiorna personalmente -e in tempo reale- senza bisogno del mezzo stampa a fare da media sui suoi accadimenti. Barbara D’Urso, ad esempio, ci rende partecipi del suo smarrimento di fronte alla casa svaligiata, Simona Ventura ci racconta invece della sua dieta vegan (un buon soggetto per un articolo su qualche rivista ad esempio) o di come fosse in ascensore quando è venuto il terremoto, Fabio Volo scrive in un italiano talmente da scappato di casa da togliere ogni dubbio sulla natura dei suoi libri. E poi questi vip del tweet accanto posso essere presi in giro come mai prima: Pamela Prati sai chi mi ha parlato benissimo di te? Chi? Stocazzo! E così come lei, pioniera nell’esser perculata, sono cadute nel tranello anche Antonella Clerici e Lorella Cuccarini [Pamela Prati che, tra l’altro, su Twitter mi ha bloccato e non so perché (che lo scherzo mica gliel’ho fatto io eh!)]. Poi accadono cose inaspettate come ritrovarsi a scambiare qualche tweet con una ritrovata e sempre splendente Carol Atl: gentile, a modo e sempre sorridente. Mica come in nostri vip che pure su Twitter stanno sempre col muso  fare i rosiconi. Annullati i filtri degli uffici stampa e delle riviste li vediamo anche interagire tra di loro: si mandano saluti, bacini e molte smancerie, tanto che Alessia Marcuzzi (lapinella su Twitter: giocatrice professionista di burraco) scrive: “Ma, amici, noi che ci conosciamo,non potremmo mandarci dei mess privati sul cellulare? Quasi quasi rispondo solo agli sconosciuti“. Niente di più WTF infine, dopo esser tornati a tarda notte da una cena nella sperduta campagna sferzata dal gelo vivo, che trovare uno scambio di tweet tra Alemanno e Rita dallaChiesa in versione bitch slap, piena di stizza fino alle punte dei capelli per esser rimasta bloccata in macchina ore e ore a causa della neve su Roma (a seguire Repubblica ne ha fatto un articolo). Rita una di noi?

E’ il crepuscolo dei paparazzi.

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