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Sanremo si avvicina e le solite polemiche che lo precedono e lo accompagnano si sono già sollevate come da rituale precostituito e secolarizzato: Celentano pagato troppo, i plagi, i capricci delle vallette… Le solite cose. Che poi, mi chiedo, ora tutti addosso a Celentano e nessuno si è mai lamentato di quant’è pagata la D’Eusanio per non fare niente? Quello di Alda figura nella top ten dei dieci stipendi più alti dell’azienda (300.000 € l’anno) e non le fanno fare programmi. Ok, adesso che è stata investita ed è a letto tutta tumefatta -preghierina a Bettino che vegli su di lei- nemmeno potrebbe, ma di norma nonostante l’assenza dagli schermi è sempre stata profumatamente retribuita senza lamentele da parte dei contribuenti (anzi forse contenti di non averla tra i maroni).  Quest’anno poi a Sanremo, si diceva, per dare un’aria di internazionalità al tutto hanno ben pensato di far duettare i partecipanti con degli ospiti stranieri su versioni straniere di pezzi storici italiani. La chiacchierata coppia Bertè/D’Alessio ad esempio duetterà con Macy Grey sulla versione inglese di Almeno Tu Nell’Universo (Flame) e purtroppo non sulla versione tedesca di Piccolo Uomo con l’annunciata Nina Hagen, che non ci sarà. Qui mi verrebbe da dire quella cosa su Nina Hagen e Rita Pavone, ma se mai un’altra volta. Flame, la versione inglese di Almeno Tu Nell’Universo è un pezzo inciso nel 1991 da Brenda Cochrane, una povera crista che su Wikipedia non ha nemmeno un proprio trafiletto; non avrà fatto alcuna donazione ai ceffi inquietanti che ti scrutano ultimamente I presume. Possiamo comunque dire che Brenda in buona sostanza ha trasformato la canzone nella colonna sonora del Titanic, ante litteram. La cosa curiosa però è che questa versione è stata in seguito ripresa nel 1994 da Thelma Houson per un album uscito solo per il mercato italiano (che belli erano gli anni ’90?!): Thelma Houston; album misconosciuto dalla stessa cantante (sul sito ufficiale non ve ne è traccia alcuna).  Thelma who?! Lo so, ‘ste nere sono tutte uguali e voi giustamente non  le distinguete. Quella di Don’T Leave Me This Way, e ci siamo capiti. In questo album la nostra infila una serie di inaspettate perle quali I’m Losing (Ancora), Cruel Beauty (Bella Senz’Anima) o A World of Love (sì… Un Mondo d’Amore). Ma il pezzo più assolutamente WTF di tutto l’album è senza dubbio alcuno… My Life Is Mine. Che l’Italia sia ormai un paese culturalmente alla deriva lo capiamo anche da questo: è dai tempi di No Me Ames di Jennifer Lopez, che rifà Aleandro Baldi e Francesca Alotta, che nessuno ci caga più. Non c’è una Celine Dion che ti sgargarozza una Ti Sento o una Bjork che ti fa un Altrove, non una Diana Krall che incide una Parole di Burro o un Bruno Mars che strimpella un Rosso Relativo. Eccheccazzo, nemmeno una Belinda Carlisle che ci canta Estranei a Partire da Ieri!

 

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