Pero: Ah, l’altra notte ti ho sognato. Stavo a Brescia, camminando lungo un sentiero sterrato costeggiato da fossi e immerso nella nebbia mattutina trasudata dai campi carichi d’umidità. A un certo punto vedo una sagoma di spalle vestita di nero: eri tu! Stavamo andando a messa; una cerimonia all’aperto, un po’ tipo woodo e quelle cose lì, ma nella declinazione benevola. Da sotto le panche di legno verde i tombini ributtavano acqua e tu, parlando con una signora vestita di rosa seduta alla tua sinistra, dicevi "eh sì, colpa degli acquedotti a Palermo".

T: Ma sai che ti ho sognato anch’io? Ho sognato che trovavamo lavoro in un museo in un paese estero, credo fosse Germania, e nel viaggio ti abbracciavo e ti dicevo che ero contento di fare questa avventura con te, "prima che si esauriscano le batterie".

P: Ti rendi conto che, tra i due sogni, quello meno improbabile è il mio, vero?

T: E infatti le mie batterie sono in disfacimento.

 

 

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