…Certo che a sentir voi l’ultimo di Almodovar, La piel que habito/La pelle che abito, pensavo già fosse chissà quale gran porcata, invece, dopotutto, è il solito melange di noir e mélo con citazioni classiche più o meno a vanvera (Vera Cruz!?). Il solito buon Pedro insomma, grazie al cielo un po’ meno senile del precedente.

Magari non è un film eccezionale, sicuramente con poco slancio ed energia, ma nemmeno così da sbertucciamento come è stato detto a destra e a manca. E’ un film classico, né più e né meno; classico su due livelli: classico nel background del cinema americano ed europeo degli anni d’oro da cui va attingendo atmosfere e icone -come Pedro ha sempre fatto- (Les yeux sans visage di Franju è senza dubbio il riferimento principale: dottore, assistente complice: Alida Valli/Marisa Paredes; figlia, incidente, volto deturpato, maschera… C’è tutto insomma) e classico nell’accezione relativa al fatto di essere un film "alla Almodovar", che nel corso della sua carriera  ha creato un suo filone già di per sé classico prima ancora che la terra abbia fatto in tempo a coprirlo – fenomeno manifestatosi rifacendo sempre lo stesso film (genere e identità: Tutto Su Mia MadreLa MalaeducationTacchi a Spillo; vittima e carnefice: Atame!, Kika Marisa Paredes in La piel que habito viene legata alla sedia dal figlio scemo che poi violenta la protagonista del film come già Rossy de Palma legata alla sedia dallo stupratore, altrettanto scemo, di Kika; sesso e desiderio: Carne Tremula, Matador; colpa e vendetta: Tacchi a Spillo;  etc. )-.

Almodovar ormai è un classico contemporaneo a sé stante, distante da qualsiasi altro genere coevo che non sia il proprio, e una variazione sul tema, per quanto lieve, sembra disorientare e far chiedere Ancora!, ancora!, di quel Tutto su Mia Madre che è la summa e disgrazia del cineasta. 

 

 

 

 

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