Fa caldo in questa stanza. Sono a letto che ancora c’è chiaro, ma non saprei dire se è presto o tardi; se il sole sta sorgendo o se, forse, si sta apprestando a tramontare pigramente. Dalla tapparella filtra una luce azzurra, fredda come di neon, che tradisce qualche fiamma di opale solo se mi imbatto con la coda nell’occhio nel riflesso della finestra spalancata. Non c’è un rigagnolo di vento. Soffio sul tuo viso, ed è un alito di vita. Tutto è immobile. Ho una maglia XXL e le gambe nude, ma non sono Brigitte Bardot. La tua testa è posata sulla mia ascella e un braccio mi preme dolcemente sullo sterno. Movimenti impercettibili. Fremiti di ciglia. *le mie gambe tra le tue* Sudore come wet shine diamonds liquid lip gloss; e la tua canottiera disvela il tuo corpo come un sudario di Sammartino. L’Ipod, una cuffia ciascuno, passa in rassegna quelle canzoni che parlano di noi, scritte e cantate chi nemmeno ci hai conosciuto. Come nella colonna sonora di un telefilm per teenager un po’ cresciuti. Ricorderai la via delle more? Io credo che sì. Il sole a picco sui canneti, i campi e la natura ribelle che ci ha cullato su quel lembo di naviglio. No!, non ti muovere; non ancora. Voglio osservare il tuo respiro ancora per un poco. Ancora un secondo e forse potrò pensare che anche un soffio è per sempre, come per sempre è il sapore di una mora tra i miei capelli.

 



Una preghiera due, preghiere pregherò 

nel dubbio della sera 
un’altra frase mezzafrase aspetterò 
sperando che sia vera. 

Sant’allegria, sant’amore che vai via 
ascoltami stasera 
un’altra frase mezzafrase aspetterò 
sperando che sia vera. 

 

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