Ieri ero alla cineteca alla presentazione de I Viaggiatori della Sera, film di Ugo Tognazzi del 1979, con una stupenda Ornella Vanoni in una delle sue rare, e riuscitissima, incursioni cinematografiche. Il film è un po’ sgarruppato qui e là, e si porta appresso tutto il peso dei propri anni, ma la tematica fanta-antropologica -tutt’altro che leggera- fornisce una materia di riflessione ancora oggi attuale e non ancora completamente masticata. In sala avrebbe dovuto esserci presente la stessa Vanoni per parlare del film e sbiascicare qualcuno dei suoi soliti aneddoti simpatici (!?), ma la signora non si è presentata: problemi di famiglia dice qualcuno, è lunatica dice qualcun altro. Nella sala gremita dalle carampane delle grandi occasioni Pincketts, più avvinazzato che mai, è stato in compenso redarguito per il telefono acceso da Farinotti (quello del dizionario del cinema. No, non il Morandini… L’altro) al quale poi, a sua volta, è squillato il cellulare; grasse risate tra le carampane in pelliccia e botox d’ordinanza.

Farinotti parlando di Tognazzi, a cui la cineteca dedica appunto una rassegna, faceva notare come nel cinema di oggi (italiano diceva lui, ma io estenderei il discorso a un campo più ampio) mancano, non tanto i bravi attori ma, i "protagonisti".

Ed è proprio quello che la morte di Liz Taylor diversi giorni fa mi aveva costretto a pensare. Lei in quanto "diva da sogno" era già morta da un pezzo, quel che rimaneva, e rimarrà è il "sogno di una diva", ma ora la sua dipartita fisica fa quasi sembrare che il perpetrasi del -suo- "sogno" possa essere cedevole. Chi celebreremo tra cinquant’anni. Su chi faremo le retrospettive?, gli special? e le commemorazioni?

Con l’ultimo rinuncio di Liz Taylor si sono spenti gli ultimi occhi birichini di quella Hollywood che faceva sentire anche noi un po’ star, nonostante le nostre pezze al culo.

 

 

 

 

*ci sarà qualcosa nei tuoi occhi viola,  ci sarà qualcosa nella vita per cui valga la pena,  ci sarà qualcosa che mi può stordire,  ci sarà qualcosa, anche una cura, un sogno per morire…*

(G. Nannini – Sogno)

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