M: Sono seduto al sole su una panchina a leggermi con avidità le prime pagine del romanzo "Precious" (che è uscito oggi in traduzione da Fandango). Non riesco a staccare gli occhi dalle pagine, tanto mi piace il lavoro che ha fatto il traduttore. Sollevo lo sguardo per sospirare (o per piangere non ricordo) e lo vedo passarmi a tre metri, che passeggia da solo, con la testa chissà dove.
Non mi riconosce, non mi vede, non si accorge che davanti ai suoi occhi ci sono io.
Ri-sprofondo nella lettura, per la prima volta desiderando di essere ciccione e visibilissimo.
 
Pero: Che dire… E’ primavera. La stagione dei ritorni e delle cecità da allergia. Gli eterni ritorni, le eterne allergie, le eterne cecità. Tutto rifiorisce come i melograni a Cartagine.
Esite un diserbante per il cuore? Per quelle erbacce che crediamo di aver estirpato come si fa per un dente malato?, ma che sempre sono pronte a germogliare tra le crepe di un cuore tenuto assieme da del nastro adesivo?!
Mi sembra di non andare mai avanti.
E poi tornano gli psicotici. Come quello che mi chiede come mi chiamo anche se già ci conosciamo da mo’, ché è stato operato al cervello e non si ricorda le cose prima del luglio scorso.
E torna il fornaio, per cui un anno fa mi sono sbriciolato come una michetta stantia, che mi chiede se voglio prenderglielo in bocca; e io orgoglioso meno di una corteggiatrice di uomini e donne che gli dico pure di sì. Ma tanto lui tempo due secondi cambia idea, e io rimango qui come una scema.

 

M: Precious, l’operato al cervello e il fornaio voltagabbana con lo sfilatino rovente: non so chi mi fa piangere di più; nemmeno chi mi fa ridere di più.
No, Pero, non esiste un diserbante per il cuore. Ma solo madri capricciose che, se avessimo case come palcoscenici, si appenderebbero alle tende come Francesca Bertini. Ho letto troppa Anna Freud, è per questo che do sempre e solo colpe alle madri [dei padri non parlo, per partito preso].
In un caleidoscopico gioco di specchi e di false attribuzioni, ci vengono sbattute addosso le psicosi altrui; la nostra sola colpa è di credere che sia colpa nostra.
No, Pero, non è colpa nostra: ma solo di quelle maledettissime tende di casa.

 

 

 
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