Momenti palpabili di gelo e imbarazzo alla presentazione milanese di Persecution, l’ultimo film di Patrice Chereau (Scerò), film che probabilmente non verrà distribuito in Italia, non è stato acquistato da altri paesi e alla mostra del Cinema di Venezia, dove venne presentato lo scorso settembre, non ebbe premi o riconoscimenti di sorta. Milano accoglie Chereau con una retrospettiva a lui dedicata in vista del suo debutto come regista teatrale alla Scala, augurandogli un riscontro di pubblico e critica meno duro di quello riservato a Emma Dante. Momenti di gelo dicevo, poichè, alla fine della breve intoduzione al film fatta dal regista, una signora un po’ squinternata si lancia in una serie di domande (non previste) che irritano il regista (probabilmente non troppo simpatico già di suo): ma questa alla Scala è la prima sua regia per un’opera?, chiede lei. Stasera si parla di cinema, replica lui stizzito. La fulva signora aveva altre domande nel caricatore, ma l’assessore fa partire un applauso a caso e zittisce la poveretta, peggio di Anna Longhi dalla Panicucci. Tra l’altro davanti a me ritrovo una di quelle (poche) persone che mi fa andare di traverso la colazione del giorno prima al solo vederla (quella persona, non la colazione), e la tentazione di attacargli una cicca ai capelli durante la proiezione è stata molto forte, ma sono stato bravo (non avevo cicche con me).

Il film è molto bello; un peccato non abbia trovato acquirenti: un’opera che analizza le dinamiche dell’abbandono inserendosi in maniera a volte delicata e allusiva, ed altre in modo più analitico e tagliente, nei meccanismi che si creano nei rapporti interpersonali, nelle metastasi di quelle relazioni che si fanno avariate giorno dopo giorno, assenza dopo assenza, dubbio su incertezza; una marcescenza alimentata dal silenzio. E’ questo un tema caro al regista: la rottura dell’equilibro precario, poco conta se rabberciato con nastro adesivo o fili di seta, di funamboliche coppie che scoprono l’intimo baratro su cui si sono a lungo arrabattate solo dopo aver guardato giù (Intimacy Gabrielle ad esempio). Quello di Chereau è  lo sguardo del cambio di prospettiva, lo sguardo impietoso oltre la montagna.

E poi Romain Duris, il protagonista maschile, fa venire una voglia di cazzo in culo che mezza ne basta.

 

 

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