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Entrai nel bar. Oriente Express. C’era solo lui. Lo vidi subito. Lui mi guardò e mi sorrise. Con la bocca, con gli occhi, con le spalle… Mi sorrise. S’illuminò. S’illuminava sempre quando ride. –Sei qui da tanto? Chiesi io. –Cinque minuti, tempo di fare amicizia con la barista. Disse lui ridendo ancora. Aveva una camicia blu. Era così strano. Aveva negli occhi scuri come mosto una luce viva: energia, entusiasmo, giovinezza. Era il suo un mondo così diverso da quello grigio e asfittico dei depressi complessati e psicolabili da TSO a cui ero abituato. Pensai che era una persona destinata ad essere felice. Fu come una premonizione: non vidi un’immagine, o una situazione precisa; fu piuttosto una sensazione, un calore: lo immaginai lontano… E felice. Ed ero contento di aver conosciuto qualcuno che sarebbe stata felice: in quest’esodo sembra ormai un evento eccezionale. Pensai subito che avremmo preso treni diversi, poco ma sicuro. Ma non mi importava, perché essere partecipe di quella sua spensieratezza dava ossigeno e lievità anche a me. Una vertigine nuova. E finii col tempo per vedere in lui cose che non c’erano. Vedo sempre cose che negli altri non ci sono. –Come sei paziente te! Mi dice a volte C. Ma io non mi sento paziente: ho solo molto fantasia. Sarà la mia indole da artista mancato: non dipingo tele, dipingo persone. Persone che non ci sono. Poi mi sveglio con quella sensazione che mi fa sentire un po’ stupido, un po’ al freddo. E un po’ patetico. E mi chiedo cosa rimane di tutte le mie tiepide e consolanti visioni, evanescenti come meduse sbiadite, tra le costole, nello lo sterno, tra le ciglia?

 

 

 


Oh mi son sentita sciogliere sulla mia bocca il sole l’oro e l’argento
meraviglia che cresce chiara e trasparente
per colpa di quel bacio delinquente
Prima dell’aurora fino a domattina
fino a venir…


(Bacio Fondente – G.Nannini)

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