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Quante finestre. Moltitudini di case, dalle cui finestre si possono vedere presenze in movimento, fantasmi di storie, segrete o noiose e banali. Ogni finestra una storia. Ogni finestra un segreto, forse. Ogni segreto un fantasma, sicuramente.

“Allora cosa facciamo?” mi chiese lui. “Eh?” gli feci io? Erano le due di notte passate. Per miracolo ero riuscito a riportare J. al suo albergo: prima, seppur sobrio, grazie al mio mirabile senso dell’orientamento abbiam dovuto camminare un po’ a vuoto per ritrovare la mia auto. Ma alla fine avendola trovata io gli dissi: “uh, l’abbiam trovata: è la tua serata fortunata!”. Ovviamente avrei dovuto starmene solo che zitto date che il navigatore non volle saperne di trovare segnale. E questo è stato un avvenimento drammatico, perché io non avevo la benché minima idea di dove fossimo e di come portare J.  al suo Hotel. E sudavo. E pensavo a chissà cosa diamine stava pensando lui di quell’appuntamento disastroso. Susan Mayer s’era impossessata di me, non trovo altra spiegazione. Il navigatore dopo venti minuti si rianima e la strada per Damasco diviene chiara e limpida; dieci minuti e riesco a trasportarlo a destinazione. Un sollievo. Smonta e addio, penso io. Invece lui, col suo accento amerigano chiede: “Allora cosa facciamo? Sei stanco, vai a casa o ti fermi a dormire da me?!” SDENG! “Però in camera mia ti dico che c’è un letto… singolo” specifica, e io “Bhe, quindi?!”.

J. ha una storia bellissima, me ne ha raccontata metà. L’altra metà non gliel’ho chiesta, ma so che c’è. E che non è una metà facile. Dalla finestra del suo albergo non so cosa si vedesse, era come se non ci fosse una finestra, era come se noi non fossimo li. E forse non lo eravamo, perché all’esterno nessuno badava o pensava a chi ci fosse in quell’anonima camera, in quell’albergo di una grande città con tante finestre e tante storie inutili.

 J. è strano, ed è partito senza salutare. Ma la stranezza è insita nella natura degli uomini. Se le nostre strade si dovessero incontrare nuovamente allora gli chiederò dell’altra meta della storia e invece che fare l’amore forse piangeremo.  O forse faremo l’amore piangendo.

 

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