"…Stava andando a prendere il pane. A quel tempo era un ragazzino di dieci o forse dodici anni. Per le strade era svanito da poco l’eco dei fischi delle sirene e dei bombardamenti; le case sembravano quinte di un teatro, vecchie e desuete che ormai, malridotte com’erano, erano inutilizzabili per qualsiasi messa in scena. Nella borsa di telaccia uno scatolotto che aveva trovato poco prima per strada, nella scorciatoia che passava tra i campi. Il fornaio preparò il pane, lo mise in un sacchetto e lo depose nella borsa che lui gli teneva aperta, il sacchetto si adagiò su quell’arnese di latta e la borsa si richiuse. E di corsa si diresse nuovamente verso casa. Per strada incontrò uno dei ragazzini del paese a cui esibì con orgoglio il proprio trofeo meccanico e fantascientifico: "buttalo via, buttalo via!" gli urlò quegli per tutta risposta, e se ne andò correndo. Io allora non ero ancora sposata e con le zie mi occupavo della casa; quella mattina stavo pulendo il cassone di legno, quello della sala, e lo zio stava inchiodando le suole agli zoccoli, fuori, in cortile. Poi mio fratello è tornato, col pane che avevamo mandato a prendere, e nel sistemare il suo trofeo sulla finestra della stalla… Il botto. Gli uomini di casa mi han preso e portata in cantina, non si capiva più nulla. E poi l’abbiam trovato, nella stalla, senza la mano: il braccio finiva in un unico viscido filamento, come di cavi elettrici e budella. La mano è stata ritrovata tra le tegole del tetto."

 

 

Quest’anno, tra un’arachide e una buccia di mandarino, mia nonna ha raccontato questa storia della sua giovinezza; ho pensato che per l’anno nuovo il mio proposito sarà non dire più, nonostante le molte occasioni che so si presenteranno, "te l’avevo detto", ma sostitirlo con un "va bene così".

 

Respirero’
l’odore dei granai
e pace per chi ci sara`
e per i fornai…

(Diamante, Zucchero)

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