Nel mio ufficio, il Circo, si sa c’è un po’ di tutto, ma la fauna pregnante e che più ho a cuore è quella composta dalle casalinghe partime, anche dette "le zie"; ed io che sono zia dentro, un po’ badante polacca e un po’ casalinga disperata, non posso che adorarle. Tra queste la mia preferità è senza dubbio Galanteria, la quale è solita deliziarci con le sue esibizioni canore fautrici di temporali, tsunami e uragani: un potere improprio da far impallidire Storm degli Xmen. Insomma, non possiamo proprio dire che Galenteria sia intonatissima, ma più canta e più la vorrei sentir cantare, e duettare con lei su Parole Parole Parole o You Don’t Bring Me Flowers. L’altro giorno zia Galenteria ci ha deliziato con una perla che rimarrà incisa nel mio animo per sempre. Non so da dove possa essere partito il discorso, ma fatto sta che concludendo ha informato, rigorosamente nel proprio dialetto natio (estremamente complesso da rendere in forma scritta), una collega (e tutti noi contestualmente) che "ad igela seca la fa ac’ ‘n pit mal". Al che io, nell’orecchio le ho sussurrato "Galenteria… Guarda che esistono prodotti appositi", ma lei ha prontamente ribattuto "ah, a me i ma serv mi’a!" A voi la traduzione.

 

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